INTERVISTA PER NOSTRO TEMPO 20 MAGGIO 2008
Dr.ssa Patrizia Intravaia
Psicologa e Psicoterapeuta
Figura di sistema
Ufficio Comune - Distretto di Sassuolo
tel. 0536/1844710 - fax 0536/1844909
via Rocca 22, 41049 Sassuolo
e-mail: pintravaia@comune.sassuolo.mo.it
Domande giovani e musica
D. Negli Stati Uniti, è stata recentemente pubblicata una ricerca secondo la quale una buona parte dei testi delle canzoni in classifica su Billboard (settimanale specializzato noto a livello internazionale) farebbero riferimento esplicito all’uso di alcol e sostanze stupefacenti. La ricerca ha anche evidenziato che i giovani sono esposti a quasi 2 ore e mezzo di musica al giorno, grazie all’utilizzo di iPod ed Mp3. Secondo lei, ci può essere un collegamento tra i testi delle canzoni e l’incremento di uso di alcol e droghe da parte di giovani e giovanissimi?
Il tema del rapporto tra giovani, alcol e droghe colpisce sempre in modo molto potente l’immaginario collettivo, all’interno del quale si tende ad attribuire ai giovani scarse capacità di autodeterminazione rispetto ai propri stili di vita. Molte recenti ricerche, soprattutto in ambito americano, realizzate con giovani tra i 15 e i 25 anni, hanno cercato di misurare la correlazione tra uso di sostanze e tipologia di musica ascoltata, ed effettivamente emergono dati preoccupanti, in merito al fatto che alcuni generi musicali in particolare sembrano influenzare abitudini che porterebbero all'uso di sostanze come alcol e droghe, nonché a comportamenti aggressivi ed autodistruttivi. Moltissimi testi musicali, rintracciabili semplicemente navigando su internet, appartenenti a diversi generi musicali e a cantanti di diverse nazionalità, inneggiano all’alcol, all’ubriacarsi, alla bellezza dell’alcol, interi album sono dedicati ad esempio alle aggiunte chimiche nella birra e in tutti gli alcolici in generale, molti cantanti fanno uso essi stessi di droghe ed alcol.
Accanto a quanto detto, va precisato che il fenomeno dell’uso di alcol e droghe è complesso ed articolato e che certamente, dato lo stato attuale delle ricerche, non è possibile parlare di correlazioni dirette ed univoche tra questi comportamenti e l’ascolto di musica.
D’altra parte l’alcol tra i giovani è un fenomeno enormemente diffuso, l’età di iniziazione all’alcol degli italiani è la più bassa d’Europa, 12 anni, e la percezione di rischio da parte dei soggetti bevitori è molto bassa; è “normale” bere per tirarsi su, per animare una serata, per affrontare gli altri, per sentirsi grandi. Credo che il mondo degli adulti in generale, dalla famiglia alla scuola, ai mass media, al mondo pubblicitario, le stesse case discografiche, debbano partire da qui ed interrogarsi sui perché della fragilità dei ragazzi e dei giovani, per sostenerli nel difficile e faticoso percorso di crescita, anche attraverso programmi di educazione alla salute e di promozione di sani stili di vita che utilizzino la musica come canale comunicativo.
In che modo un giovane può essere influenzato dai testi delle canzoni? Ci sono generi musicali più “pericolosi” di altri?
La musica hip hop sembra essere in testa alla classifica dei generi musicali che influenzano l’uso di sostanze ed alcol, seguita da techno e reggae.
Molti studi di psicologia sperimentale hanno messo in luce da sempre come l’esposizione di un soggetto, in particolare di un soggetto in età evolutiva, a stimoli aggressivi e violenti, attraverso immagini televisive, aumenti la probabilità che un comportamento aggressivo si manifesti. Gli studi e le ricerche relative a mondo musicale e sostanze vanno in questa direzione, ma non abbiamo ancora risultati definitivi.
La sociologia della comunicazione, d’altra parte, ci dice chiaramente che un messaggio arriva a chi è predisposto ad ascoltarlo, a chi si sente in sintonia con quel tema.
Tenendo questa premessa come cornice di riferimento, è importante sottolineare che il genere musicale ascoltato e l’idolo idolatrato, spesso rientrano nell’ambito di scelte di vita più complessive dei giovani, e che ricomprendono il modo di vestire, il linguaggio utilizzato, i luoghi frequentati, l’uso o meno di sostanze stupefacenti ed alcol, divenendo parte fondante ed integrante della propria identità.
Alcuni studi hanno evidenziato, ad esempio, una diretta correlazione tra stile di vita, musica ascoltata e comportamenti devianti. L’esperienza professionale con i gruppi giovanili del Distretto di Sassuolo, effettivamente conferma una coerenza interna tra stile di vita, musica ascoltata e tipologia di condotte. Ritengo però di non poter confermare in assoluto la tesi emersa da queste ricerche, rilevando sul campo che spesso le scelte musicali sono conseguenti a pregressi comportamenti a rischio tra i giovani.
Questo aspetto nelle politiche di promozione di sani stili di vita, di cui mi occupo lavorando per i Comuni del Distretto di Sassuolo, deve essere tenuto presente ogni volta in cui si programmano interventi rivolti ai giovani, ogni volta in cui si privilegia il lavorare con le potenzialità dei giovani piuttosto che muoversi secondo una logica categoriale.
D. Quelle 2 ore e mezzo giornaliere che un ragazzo passa con le cuffie dell’iPod nelle orecchie lo isolano, in un certo senso, dal mondo circostante. In questo caso, la musica, anziché unire, separa. In che modo la famiglia e la scuola possono intervenire o educare affinché l’uso eccessivo delle cuffie non influiscano negativamente sui comportamenti dei giovani e sulle loro relazioni sociali?
La musica di per sé non è qualcosa che separa, bensì qualcosa che unisce, che avvicina, qualcosa nella quale ci si riconosce e ci si sceglie reciprocamente. I ragazzi parlano tra loro della musica che ascoltano, si scambiano i testi delle canzoni, ricercano sul web news e immagini dei propri beniamini, si incontrano nei concerti.
Accanto a questo aspetto sociale della musica, esiste l’aspetto più solitario, dell’ascolto individuale ed intimo. Il desiderio di stare da soli con se stessi, pensare, riflettere, stare zitti, è un bisogno evolutivo molto importante, che spesso oggi viene erroneamente indicato come segno di disagio. E’ opportuno allora distinguere molto chiaramente l’ascolto solitario della musica, che può permettere al giovane di entrare intimamente in contatto con la propria emotività, con i propri vissuti, con la propria consapevolezza, ed essere fonte di crescita della propria identità, dalla tendenza all’isolamento, dal ritiro sociale, dal timore delle relazioni con gli altri, che giustamente devono attivare attenzioni e interventi da parte delle famiglie e del mondo educativo. L’attenzione alle relazioni, all’ascolto, alla comunicazione in questi ambiti rappresentano valide ed efficaci modalità di prevenzione della sofferenza dei ragazzi e di promozione del loro benessere in famiglia, a scuola, e nella loro vita relazionale in genere. |