14.9.2004
E’ molto difficile, per me, scrivere questa lettera ma ve la devo. E la devo anche a me stessa.
Non ho molta dimestichezza con i “fuori programma” e lasciare il G.E.T. è uno di questi. Purtroppo le condizioni sono cambiate e di conseguenza anche le prospettive lavorative; mi sono sentita sola, con una decisione da prendere che tuttora ritengo essere più grande di me e che ho dovuto prendere sapendo che avrei sofferto comunque, in un modo o nell’altro.
Non ricordo la fonte, ma avevo letto da qualche parte che il mestiere dell’educatore è un mestiere speciale perché a differenza degli altri, non si smette mai di praticarlo. Si è educatori 24 ore su 24 e non perché ci si porta a casa le preoccupazioni e i casini, ma perché è un lavoro che deve essere fatto soprattutto dentro di sé per poter avere un riscontro significativo negli altri. Nei ragazzi.
Io sarò sempre un’educatrice e in quanto tale non appenderò mai al chiodo la maglietta di Giambuget (Claudio, questa è per te!) con il logo del meraviglioso Titti tattoo, anche se adesso la sensazione è proprio quella.
Lasciare il G.E.T. significa abbandonare un mondo, scivolare via da un progetto che mi appartiene e che ho costruito faticosamente e con passione. Significa salutare i ragazzi e salutare tutti voi. Significa scrivere il famoso “the end” che sigilla tutte le storie e ricominciare da capo, non so dove e non so come.
Ho riflettuto tanto e sono consapevole della mia decisione ma ciò non toglie che mi mancherete molto e che non sempre a ogni scelta segue la serenità. A volte il prezzo è troppo alto comunque e si deve scegliere mettendo sulla bilancia i 29 anni e non la “gloria”.
Perdonate il melodramma, ma prima di essere un’educatrice sono, come ben sapete, un’attrice e una scrittrice..!
Buon proseguimento a tutti, educatori miei compagni di viaggio! Sono felice di aver fatto un pezzo di strada con voi e vi ringrazio soprattutto per quello che, durante il cammino non si vede mai, ma appare limpido e cristallino nel momento in cui stai per andare via. E’ sempre così.
Ovviamente vi saluta anche Jessica, il mio alter ego.
Jerome Bruner scrive che “l’educazione è pericolosa perché alimenta il senso della possibilità”.
Siate pericolosi dunque, è l’augurio più sentito che voglio farvi.
Con affetto,
Alessia |