PUBBLICAZIONI
& CONVEGNI |
Inclusione - integrazione –
prevenzione:
il dialogo tra le Istituzioni
La L. 285/97
L’attenzione nei confronti del disagio di preadolescenti ed
adolescenti si è amplificata nel corso degli anni sia a livello
politico che a livello progettuale, grazie anche alla L. 285/97
“Disposizioni per la promozione dei diritti e delle opportunità
per l’infanzia e l’adolescenza” che ha permesso
il finanziamento di progetti volti non solo alla prevenzione del
disagio, ma anche alla promozione del benessere psico-fisico dei
minori.
Gli Enti Locali sia in forma singola che associata si sono impegnati
a promuovere sul loro Territorio le più svariate iniziative,
alcune di grosso impatto, con un grande impegno di risorse; anche
le Amministrazioni Comunali di Sassuolo, Fiorano, Formigine, Maranello,
Frassinoro, Montefiorino, Palagano e Prignano, si stanno impegnando
affinchè tale progettazione divenga parte integrante e ricchezza
direttamente fruibile dai giovani residenti sui loro Territori.
Coordinamento e consulenza psicopedagogica
Con la L. 285/97 è stato possibile ottenere il finanziamento
per un progetto di coordinamento e consulenza psicopedagogica per
i servizi educativi territoriali rivolti a preadolescenti ed adolescenti.
Tale coordinamento è partito in via sperimentale nel 2000
tra alterne vicende caratterizzate da stili di lavoro e organizzazioni
di servizi differenti, in quanto facenti capo ad Enti diversi, Comuni,
Scuole, Parrocchie, Terzo Settore.
L’esigenza era quella di creare una rete tra le Istituzioni,
gli educatori, gli operatori, che sul Territorio lavoravano con
gli adolescenti.
I Comuni coinvolti nel progetto avevano idee molto differenti circa
questo lavoro di coordinamento e di rete che li potesse portare
a collaborare su temi difficili e a volte scomodi come quelli relativi
ai ragazzi: una cosa era chiara, ogni Comune voleva mantenere la
propria specificità. Un obiettivo a primo sguardo incoerente
o comunque difficile da conciliare con l’idea di un coordinamento
distrettuale: questa è stata in realtà la scommessa
su cui puntare, un lavoro di coordinamento che tenesse in elevata
considerazione le esigenze di ognuno.
Le funzioni riconosciute a tale ruolo sono state quelle di
• pianificare,
• coordinare,
• sostenere e valutare le attività educative,
• stimolare e favorire la capacità progettuale delle
équipe degli operatori,
• curare il buon funzionamento dei servizi.
Ciò significa che il lavoro si realizza a diversi livelli,
che coinvolgono
• gli Amministratori e i Responsabili, Dirigenti Comunali,
• la Scuola, le Parrocchie, l’Asl, e tutti gli altri
Enti o Associazioni con i quali lavora;
• gli educatori,
• i ragazzi e le loro famiglie.
Il ruolo del coordinatore in questo caso diventa essenziale nel
rendere chiara la qualità del servizio offerto ai ragazzi,
qualità che dipende anche dalla rete di relazioni che si
riesce ad attivare a sostegno del progetto.
L’impostazione che ho dato a questo lavoro ha cercato di integrare
le funzioni riconosciute istituzionalmente a tale ruolo, senza prescindere
dalla esigenza di territorialità dell’intervento: il
lavoro portato avanti è stato centrato quindi sulla valorizzazione
delle differenze di ogni interlocutore e sul potenziamento di tali
peculiarità, come ricchezza fruibile da tutti, ma cercando
di attivare una rete integrata e funzionale.
Il lavoro è stato organizzato su tre livelli di coordinamento
a) coordinamento interistituzionale: composto dai soggetti promotori:
(lucido)
• Gli Assessori alla Pubblica Istruzione, alle Politiche Giovanili,
ai Servizi Sociali
• I Responsabili del Servizio Sociale, Servizio Pubblica Istruzione,
Servizio Cultura
• I Dirigenti delle Scuole interessate, gli insegnanti funzioni
obiettivo
• I Responsabili delle Parrocchie e degli Oratori coinvolti
• I Responsabili delle Polisportive coinvolte
• I Coordinatori educativi dei GET
• La Coordinatrice Pedagogica distrettuale
Questa è una parte del lavoro, quella che permette di costruire
la rete dall’alto.
b) coordinamento distrettuale a cadenza mensile tra tutti gli educatori
degli interventi territoriali (GET) e la Coordinatrice Pedagogica
distrettuale
c) équipe tra gli educatori del singolo intervento territoriale
(GET) e la Coordinatrice Pedagogica distrettuale (lucido)
Ogni livello mantiene relazioni verticali e trasversali
Gli ingredienti per una buona progettazione
Nella promozione di azioni a favore dei minori deve essere costruita
una sinergia tra le diverse Istituzioni Pubbliche e Private e, soprattutto,
tra i diversi Servizi dell’Ente Locale, che in un modo o nell’altro
si occupano di bambini e ragazzi, dal Sociale all’Istruzione,
Cultura, Sport, Politiche Giovanili.
La progettazione degli interventi di prevenzione mira a privilegiare
la costruzione di reti di supporto sociale che favoriscano la piena
integrazione dei ragazzi nel Territorio, e offrano percorsi di continuità
anche dopo la conclusione dell’obbligo scolastico.
Nel nostro Distretto la scelta è stata quella di permettere
agli 8 Comuni che ne fanno parte di lavorare insieme e valutare
l’opportunità e l’adeguatezza di tale lavoro.
All’interno del Comune ci sono i Servizi Istruzione, i Servizi
Sociali, la Cultura , lo Sport, le Politiche Giovanili, e ogni Servizio
ha una filosofia e dei valori di fondo specifici.
Lavorare insieme significa condividere questa filosofia di fondo,
trovare un linguaggio comune, a partire dal quale iniziare a darsi
delle priorità, e a condividere gli obiettivi.
Il lavoro di progettazione non finisce mai, in quanto si ha una
progettazione iniziale che parte dai bisogni che possono essere
espressi dai ragazzi, dalla scuola, dalle parrocchie, ma tali bisogni
evolvono nel tempo, e il lavoro più arduo consiste proprio
nel fare in modo che un progetto persista nel tempo e funzioni.
I GET - Gruppi Educativi Territoriali
I GET, gruppi educativi territoriali, sono un servizio nato per
affrontare le problematiche socio – educative proprie di ragazzi
frequentanti le scuole medie inferiori, poi esteso alle superiori.
E’ un intervento finalizzato alla prevenzione del disagio
che vede fortemente coinvolte le scuole, le parrocchie, il volontariato,
l’asl.
L’intervento educativo messo in campo attraverso l’educativa
territoriale si muove da una parte verso l’individuazione
di quelle condizioni che possono rappresentare fonte di difficoltà
per la crescita psicoemotiva dei ragazzi, e dall’altra verso
la realizzazione di un lavoro globale e sinergico in collaborazione
con le figure che ruotano attorno al ragazzo: genitori, insegnanti,
educatori, amici (spesso inseriti nello stesso gruppo).
Tali opportunità aggregative, socializzanti e formative mirano
a creare attorno ai ragazzi condizioni favorevoli per l'apprendimento
e per lo sviluppo armonico della loro personalità laddove
non esistono le condizioni familiari, sociali, culturali per un
adeguato sviluppo psico-fisico del minore.
Tutti i gruppi sono inseriti nella rete di coordinamento pedagogico
attivata sul Distretto, che garantisce supervisione, consulenza
e formazione permanente agli educatori.
Attualmente abbiamo 8 gruppi, per un totale di 280 ragazzi, 30 educatori,
circa 20 volontari, obiettori in numero variabile.
Accolgono sia ragazzi che frequentano le scuole medie inferiori,
che ragazzi frequentanti le scuole superiori attraverso la progettazione
di un percorso di continuità che intende accompagnare i ragazzi
fino all’inserimento lavorativo o, in qualche caso di successo,
universitario.
L’accesso avviene su segnalazione della scuola o del Servizio
Sociale Minori, e in collaborazione con le famiglie. Accade anche
che siano i ragazzi stessi a chiedere di partecipare.
I GET sono aperti per 5 pomeriggi alla settimana dalle 14,30 alle
17,30-18,00.
Dal lunedì al giovedì le 3 ore pomeridiane sono suddivise
in 2 tempi, il primo dedicato alle attività di recupero scolastico,
il secondo a laboratori di carattere culturale-formativo (fotografia),
manuale creativo (creta, cucina, oggettistica) e sportivo (calcetto,
pallavolo, tennis, arrampicata, ecc).
Il venerdì è dedicato ad attività ricreative
di vario genere, che prevedono anche la possibilità di incontrarsi
con gli altri GET (feste, cinema, tornei, gite, grandi giochi).
Il Progetto Get-Scuola
Dalla esigenza della scuola di intervenire con progetti ad hoc su
alcuni ragazzi problematici, nelle ultime ore di lezione, e dalla
necessità di inserire il get a pieno titolo tra le proposte
contenute nei POF, si è giunti ad elaborare il progetto get-scuola:
durante l’orario scolastico il progetto GET-SCUOLA offre un
percorso di continuità tra la scuola e il get, attraverso
attività di laboratorio attivate nelle quarte e quinte ore
della giornata scolastica, in accordo con gli insegnanti.
Lo scopo è quello di avviare una collaborazione più
stretta tra scuola e GET che possa dare una maggiore continuità
educativa tra spazio scolastico ed extrascolastico pomeridiano attraverso
la proposta di laboratori esperienziali proposti da figure “significative”
per i ragazzi (gli educatori dei get), che permettano di preparare
l’inserimento dei ragazzi al GET, e a lungo termine agire
sulla loro autostima.
Scuola e Comune sono co-progettisti: per la Scuola il gruppo di
insegnanti referenti per ogni scuola mantiene contatti costanti
con l’educatrice per la verifica del progetto generale e partecipa
alla programmazione con suggerimenti e consigli; per il Comune la
Coordinatrice Pedagogica coordina le attività e verifica
periodicamente le fasi di attuazione del progetto e il raggiungimento
degli obiettivi.
Tra i progetti cito anche
1. Spazi incontro ragazzi
2. Progetto Famiglie
Sottolineando la continuità con la rete prima citata e la
formazione permanente.
Il lavoro d’équipe
La formazione ricevuta e l’esperienza maturata all’interno
dell'equipe ha permesso di adottare
ed integrare un approccio metodologico che prevede la continua supervisione
e formazione degli educatori all’interno di équipe
multidisciplinari, che offrono lo spazio adeguato per la riflessione,
il confronto, l’ascolto e la ristrutturazione delle proprie
e delle altrui emozioni. La strategia collaborativa è infatti
molto più proficua di quella direttiva, in quanto permette
di mobilitare nei singoli risorse altrimenti inutilizzate, e di
attivarle per il raggiungimento di obiettivi condivisi.
Lavorare in équipe significa attivare competenze relazionali
e comunicative in grado di accogliere il punto di vista dell’altro,
valorizzarlo e inserirlo nel complesso di voci articolate, affinché
divenga la voce del gruppo: all’interno delle équipe
grande attenzione è posta al fatto che ognuno esprima sempre
il proprio punto di vista, perché quella è la sede
in cui eventuali discordanze e i conseguenti sentimenti di frustrazione,
preoccupazione, ansia, ostilità vengono ridefiniti e recuperati
in termini motivazionali.
Lavorare in gruppo significa aprirsi al confronto con l’altro,
con idee differenti dalle proprie, cosa che non significa necessariamente
giungere ad un unico modo di pensare, bensì costruire significati
condivisi attraverso una modalità di lavoro che tenga in
elevata considerazione l’opinione di tutti.
La formazione
Momento essenziale della attività del coordinamento psicopedagogico
è la promozione e l’organizzazione dell’aggiornamento
e della formazione degli operatori, che assumono un ruolo professionale
in continua evoluzione, così come cambiano la scuola, i ragazzi,
la società.
Particolare attenzione è dedicata allo sviluppo delle competenze
relazionali e di gestione delle situazioni problematiche e conflittuali,
che nascono sia tra i ragazzi che tra gli educatori stessi.
La formazione e la supervisione degli educatori assumono una rilevanza
fondamentale anche in riferimento alla funzione di “holding”,
di contenimento dei ragazzi “difficili”, che rischia
di sovraccaricare emotivamente e psicologicamente l’educatore:
attraverso la supervisione si tratta di aiutarlo a separare le proprie
emozioni e i propri pensieri dagli eventi e dai comportamenti messi
in atto dai ragazzi, per riuscire a distanziarsi ed evitare un eccessivo
coinvolgimento emotivo, che impedisce una visione oggettiva dei
fatti. Nel lungo periodo, infatti, un mancato intervento su queste
variabili, può determinare una demotivazione al lavoro. E’
noto ormai come la sindrome del burnout, che comporta l’esaurimento
emozionale e psicofisico dell’individuo, sia causata da un
insieme di fattori strutturali-organizzativi del servizio all’interno
del quale si presta la propria opera. Il contesto interpersonale
nel quale le persone lavorano è determinante, e sulla base
della analisi di tali aspetti, fatta attraverso la supervisione
costante agli operatori e il coordinamento pedagogico delle attività
dei diversi gruppi, si realizza una formazione permanente degli
educatori.
Sono periodicamente organizzati percorsi di formazione con esperti
e con operatori della Asl Distretto n. 4 di Sassuolo, del Servizio
Sociale Minori, Neuropsichiatria Infantile, Consultorio Spazio Giovani
e Sert, su tematiche specifiche dei servizi coinvolti, al fine di
migliorare la collaborazione tra operatori dei GET e operatori sanitari.
La formazione coinvolge anche altre figure professionali, come
gli agenti di Polizia Municipale, e i genitori.
La valutazione
Il progetto prevede una continua verifica in itinere volta a rilevare
gli elementi oggettivi dei servizi, relativi all’attuazione
delle azioni previste, e la valutazione degli aspetti qualitativi
del servizio stesso e degli educatori in esso impegnati.
A conclusione di ogni intervento, sia di aggiornamento rivolto agli
educatori sia relativo ad attività svolte con i ragazzi,
si valuta il raggiungimento degli obiettivi prefissati attraverso
la compilazione di schede di soddisfazione e gradimento del percorso
proposto.
Alla fine di ogni anno scolastico i ragazzi compilano un questionario
in cui sono rilevate le variabili di gradimento delle attività
svolte, delle relazioni con i compagni e con gli educatori; uno
spazio è dedicato alle eventuali proposte dei ragazzi.
Per capire e valutare il lavoro compiuto nel corso dell’anno
è necessaria una adeguata documentazione.
La documentazione
La documentazione è lo strumento fondamentale per imparare
a riflettere sulle esperienze e sulle situazioni vissute con i ragazzi,
con i genitori, con la scuola nel corso dell’anno scolastico.
Si tratta di raccogliere in maniera organica e completa tutte le
informazioni di tipo conoscitivo ed esperenziale allo scopo di conservarle,
scambiarle e riutilizzarle arricchendole, per nuove esperienze.
La documentazione diviene allora fondamentale per creare memoria
storica del lavoro svolto, per diffondere informazioni, contenuti
e metodologie di lavoro, e infine per costituire materiale di formazione
sia per altri educatori sia per il servizio stesso, che dalla analisi
dei materiali riesce a ricostruire nuovi percorsi di apprendimento
e di relazione con i ragazzi.
La documentazione diviene uno strumento privilegiato attraverso
il quale realizzare il passaggio dai servizi get, nati come gruppi
di volontariato all’interno delle parrocchie, a servizi proiettati
verso una strategia di lavoro professionale.
Sono i singoli educatori che effettuano in forma descrittiva e non
valutativa la compilazione di schede o quaderni individuali e di
gruppo, dove sono annotati gli elementi salienti relativi all’inserimento,
alle relazioni coi coetanei e con gli adulti, alla partecipazione
alle attività proposte, alla autonomia e alle competenze
acquisite. I materiali sono cartacei (relazioni, schede, quaderni),
visivi (fotografie, videocassette, tabelloni), di esposizione (oggetti
e manufatti prodotti dai ragazzi).
Una delle funzioni svolte dalla coordinatrice è stata quella
di stimolare lo sviluppo di questa strategia di lavoro, in alcuni
gruppi già consolidata, in altri mai praticata; ha favorito
la diffusione dei materiali prodotti tra operatori di diversi gruppi,
la socializzazione e lo scambio dei sistemi documentativi.
Il momento della documentazione è fondamentale per mantenere
vivo l’interesse e la motivazione dell’educatore. Permette
ad altri operatori di confrontarsi sui progetti e le esperienze,
ed è motivo di crescita professionale e di qualificazione
della “immagine sociale” del get.
|