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“Le relazioni … Strada Facendo”.
Relatore Barbara Messori in occasione del convegno: Comunicare con gli adolescenti. Esperienze di intervento sociale e di valutazione. Modena, 18 gennaio 2007.
ABSTRACT
Gli attori principali del progetto Strada Facendo sono i muretti, le panchine, le strade, i gruppi spontanei e gli operatori....
Questo progetto si colloca all'interno di una serie di azioni rivolte agli adolescenti e ai giovani nel distretto di Sassuolo. Ha origine nel 2003 a seguito di una riflessione degli operatori che lavorano sul territorio a contatto con gli adolescenti; l’esigenza portata dagli educatori, di raggiungere quella parte della popolazione adolescenziale non inserita in contesti strutturati, derivata da un’osservazione del territorio di alcuni gruppi giovanili informali caratterizzati da forte disagio, ha portato ad attivare interventi rivolti agli adolescenti direttamente sulla strada e nei loro luoghi di ritrovo abituali. Nell’analisi fatta sul territorio si è posta particolare attenzione ai bisogni dei ragazzi dai 13 ai 22 anni.
L’obiettivo cardine del progetto è la ricerca di nuovi percorsi che consentano l’aggancio di situazioni a rischio e assume quindi una valenza preventiva in un ottica di promozione di risorse e potenzialità. Lo strumento principale, individuato per il raggiungimento di questo obiettivo, è quello dell'instaurazione di relazioni significative tra i gruppi naturali individuati e gli operatori scelti per l'intervento; questi ultimi, più che proporre attività preconfezionate, si pongono come figure di riferimento e di stimolo per l'attivazione delle risorse e delle capacità di azione insite nei ragazzi e nella realizzazione di momenti significativi in cui i giovani siano i principali protagonisti. Nella costruzione di queste relazioni si cerca di aumentare il senso di appartenenza alla comunità, di sostenere e promuovere i servizi socio-sanitari già attivi sul territorio e facilitarne così la conoscenza e le modalità di accesso. Gli operatori cercano di incrementare e potenziare la collaborazione tra enti locali, scuole medie inferiori e superiori, servizi, parrocchie, asl, terzo settore.
Gli operatori di strada “consumano “ le loro scarpe, esplorano ciò che sta intorno per conoscere associazioni, circoli, bar, pub, ecc.. frequentati dai giovani del territorio. Mentre esplorano gli operatori di strada continuano a tessere relazioni sia con i gruppi ma anche con i singoli che incontrano.
Nel corso del 2004, nell’ambito delle azioni del Piano di zona rivolte ai gruppi informali , è stato attivato il Corso di formazione specifico per la figura di operatore di strada. È stato individuato il Centro Sociale Papa Giovanni XXIII di Reggio Emilia, come gestore della formazione degli operatori. Tale percorso ha permesso il confronto costante con il lavoro di strada già consolidato sul Comune di Reggio Emilia. Oggi il percorso formativo avviene in collaborazione con lo spazio giovani dell’Asl e il Sert di Sassuolo.
Al termine di questo primo momento formativo sono stati selezionati gli educatori che avrebbero lavorato sul campo in base alla loro territorialità di appartenenza e alla loro conoscenza dei servizi, dei luoghi frequentati dai ragazzi. All’interno di ogni territorio comunale è presente una unità di strada composta da due operatori, al criterio della territorialità e alla conoscenza dei servizi si è aggiunto quello di genere cercando di affiancare una figura maschile ad una femminile.
Le fasi previste dal progetto Strada Facendo rispecchiano quello del lavoro di strada:
- Mappatura e osservazione
- Contatto e aggancio
- Conoscenza e consolidamento relazione
- Progettualità comuni, fra operatori e ragazzi
- Distacco
Il lavoro di strada mira proprio a provocare cambiamenti significativi nel contesto culturale della comunità, tali da attivare potenzialità e risorse proprie del territorio. Esso va concepito come un percorso il cui traguardo ideale è quello dell’estinzione dell’intervento stesso sostituito dalla partecipazione attiva degli individui che formano la comunità, allo scopo di aumentare il loro senso di appartenenza al territorio.
L’educatore di strada ha delle caratteristiche ben definite e i nostri operatori dopo due anni di strada con i ragazzi descrivono questa figura come una persona che sa vedere le altre persone nei loro luoghi di vita, con i loro aspetti positivi e negativi, che non deve avere pregiudizi e soprattutto sa porsi in un ottica di accettazione, sa lavorare come mediatore e facilitatore relazionale e riesce a valorizzare e rivalutare le competenze dell’altro. Sono molteplici quindi le competenze che l’operatore impegnato in tali progetti deve essere capace di mettere in campo. Da una parte, tali competenze hanno a che fare con la sfera comunicativa, ossia con la capacità di entrare in relazione con gli adolescenti, di avvicinarsi al gruppo in maniera rispettosa e non giudicante, pur nel tentativo di stimolare, proporre, aiutare l’assunzione di diversi punti di vista e far intravedere modi altri di leggere la realtà. Allo stesso tempo l’operatore deve conoscere profondamente la realtà nella quale opera, e quindi il territorio, le figure adulte, le caratteristiche di quel luogo e di quella comunità, le realtà formali e informali che in esso agiscono a vari livelli. È particolarmente importante che l’operatore mantenga nei confronti del territorio in cui lavora un atteggiamento costante di scoperta, di ricerca, di curiosità. Tra i gruppi e la comunità (intesa come persone ma anche come risorse) l’operatore deve sapere attivare un collegamento costruttivo, incentivare la costruzione di forme di relazioni significative e attive.
La valutazione del progetto viene effettuata dal Coordinamento pedagogico attraverso un monitoraggio continuo, una valutazione in itinere attraverso équipe territoriali all’interno dell’unità di strada, tra l’unità di strada e il pedagogista distrettuale e il referente territoriale, mensilmente un
equipe distrettuale di Coordinamento con tutte le unità di strada del distretto. La supervisione affidata sempre al Centro Sociale Papa Giovanni XXIII di Reggio Emilia. La documentazione e la riflessione costante avviene attraverso schede di rilevazione da cui si attiva la progettazione o la riprogettazione a seconda delle esigenze incontrate.
Dai frequenti confronti tra l’equipe degli educatori di strada sono emerse tante e continue riflessioni sulla professione dell’educatore di strada, una professione che appare naturale nel momento in cui si è in situazione, ma necessita di continui momenti di confronto, di progettazione e di valutazione perché il rischio grande è di rimanere invischiati nelle dinamiche con l’altro e con gli altri. “L’educatore di strada” è una persona che “va verso” e che non “aspetta”. Spesso si considera il ruolo dell’educatore nelle strutture preposte all’accoglienza di diverse categorie di persone, dove ognuno ha un ruolo ben riconosciuto e dove le strutture e le regole delle strutture rinforzano il ruolo stesso dell’educatore. Fare l’educatore di strada, invece, è molto diverso. Non si aspetta il ragazzo in un centro ma si raggiunge là dove lui sta. È un “entrare in punta di piedi” in un mondo tutto loro, che innanzitutto va rispettato e condiviso, con la consapevolezza continua che si è lì con un ruolo. “quando sei sul loro territorio devi fare il loro gioco…”
È necessario per poter fare un buon lavoro di strada avere ben presente la propria identità come persona e come orientamento educativo. “Non è un gioco”. Tutti i ragazzi che si incontrano vanno rispettati. Questo non significa che vanno sostenuti tutti i comportamenti dei ragazzi (soprattutto quelli che li mettono a rischio) ma che l’atteggiamento non deve essere pregiudiziale o giudicante.
Quando si esce in strada bisogna sempre sapere ciò che si sta facendo e perché, cosa ci chiedono i ragazzi e come queste richieste sono conformi alle reali possibilità dei ragazzi e del progetto, cosa significa la presenza degli educatori nel gruppo.
Gli operatori di strada cercano di vedere e non essere sordi alle passioni dei ragazzi che incontrano e stanno imparando a vedere dietro i modi di vestire, di muoversi, di parlare, di giocare e di fare dei ragazzi e delle ragazze le strategie per dare risposte al loro bisogno di “essere nel mondo”. |